Affluenza USA: tra due midterm recenti ci sono 11,5 punti
Prima la cifra: 41,9%. Poi la domanda che conta.
Negli Stati Uniti votò il 53,4% dei cittadini in età elettorale alle midterm del 2018, il 52,2% nel 2022 e il 41,9% nel 2014. Tra il minimo e il massimo recente ci sono 11,5 punti: in una democrazia dove le elezioni si decidono spesso per pochi punti, una distanza enorme.
Il dato del Census Bureau si basa sulla partecipazione dichiarata dagli intervistati in un'indagine, e non coincide perfettamente con i voti registrati dalle amministrazioni. La sua forza è un'altra: la metodologia resta stabile nel tempo e permette di confrontare gruppi per età, istruzione o origine, cosa che i conteggi ufficiali non consentono.
Il salto tra 2014 e 2018 mostra quanto l'affluenza possa cambiare in pochi anni. Una parte dell'elettorato vota solo quando percepisce una posta in gioco alta, e i midterm, senza la corsa per la presidenza, dipendono molto da questa mobilitazione. Registrazione alle liste e voto anticipato possono inoltre cambiare la composizione dei votanti prima del giorno finale.
Nel 2026 la domanda non è soltanto chi sia avanti nei sondaggi, ma quale parte dell'elettorato tornerà ai livelli del 2018. Un partito può vincere perché convince, o perché i propri elettori si presentano e quelli dell'avversario restano a casa.
Le fonti sono le serie storiche del Census sull'affluenza e il rapporto sul voto del 2022. Per l'Italia la lezione è di metodo: l'affluenza va analizzata per territorio e per gruppo sociale, non come semplice residuo nazionale.
Fonti
- Census historical turnout
- Census 2022 report