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CAPITAN FUTURO VIENE DAL SUD. ECCO DOVE NASCONO LE STARTUP ITALIANE DELLO SPAZIO
1,5 milioni. Archimede è nata a Siracusa, è cresciuta nell’ESA BIC di Brindisi e ora punta ai mercati internazionali.
CAPITAN FUTURO VIENE DAL SUD
Archimede nasce a Siracusa nel 2024 da Riccardo Puglisi, Alessandro Basile e Ferdinando Anselmi. Non costruisce razzi: ArchMesh mette insieme energia solare, connettività satellitare e software per controllare infrastrutture isolate, dall’agricoltura alla logistica. Dopo il percorso nell’ESA BIC Brindisi (European Space Agency Business Incubation Centre) ha raccolto 1,5 milioni di euro, superando il target iniziale di un milione. Puglisi la racconta così: «vogliamo smontare i luoghi comuni sulla Sicilia». Il sindaco della città è Francesco Italia. La strada verso lo spazio passa però per Brindisi, dove opera il primo e unico ESA BIC del Mezzogiorno, gestito dal Distretto Tecnologico Aerospaziale. Offre 50 mila euro a fondo perduto, mentoring e accesso alla rete degli investitori ESA. Il progetto era stato costruito dalla Regione con DTA e Puglia Sviluppo e l’allora assessore allo Sviluppo economico Alessandro Delli Noci indicava già come obiettivo anche «l’accesso al mercato dei capitali».
Brindisi sta provando anche ad andare oltre l’incubazione: nel 2026 il DTA ha avviato con la statunitense Q-Station un programma di accelerazione Italia-USA rivolto a startup e PMI dello spazio, con attività tra Brindisi e New Mexico e accesso anche all’ecosistema collegato alla U.S. Space Force.
DA BRINDISI A TORINO: CINQUE CITTÀ PER LE STARTUP DELLO SPAZIO
L’Italia conta oggi cinque ESA Business Incubation Centre: Brindisi, Torino, Lazio-Roma, Milano e Padova. Torino è il caso più maturo: oltre 30 startup sostenute in quattro anni, più di 24 milioni di capitale privato raccolto e oltre 120 posti di lavoro qualificati. Il programma è stato ampliato fino a 54 startup potenziali.
Qui c’è anche ORiS, nata da un gruppo di ingegneri del Politecnico e arrivata nel 2026 a un round da 5 milioni per lavorare alla distribuzione di energia in orbita. Torino ha alle spalle Regione Piemonte, I3P, Politecnico, ASI ed ESA; il sindaco Stefano Lo Russo definisce l’aerospazio «una delle leve di sviluppo del futuro».
Roma parte invece dal vantaggio dell’esperienza: ESA BIC Lazio ha già sostenuto decine di progetti, mentre attorno al Rome Technopole si muovono sette università, quattro enti di ricerca e oltre venti gruppi industriali. Nel 2026 la Regione Lazio ha aggiunto 15 milioni per startup e trasferimento tecnologico
Milano lavora con Politecnico e PoliHub, Padova con Officina Stellare, che è forse il nome più romantico del mondo
530 IMPRESE. CIRCA 264 SONO NATE NEGLI ULTIMI VENT’ANNI
Ma il settore vive ben oltre gli incubatori. Intesa Sanpaolo censisce 530 imprese nella Space Economy italiana e ben il 49,9% delle imprese è nato dal 2005 in avanti. Sono circa 264 aziende. Delle imprese del settore soltanto l’11,3% appartiene all’aerospazio in senso stretto: dentro ci sono ICT, elettronica, materiali, ricerca e ingegneria.
Tutto bene? Non proprio.
Il punto debole arriva quando queste startup devono crescere davvero. Nel 2025 le startup italiane dello spazio hanno raccolto 25 milioni di euro, contro 1,26 miliardi raccolti complessivamente in Europa: significa appena l’1,98% del totale europeo. È qui che emerge il vero limite del sistema italiano: ricerca, competenze, incubatori e fondi pubblici ci sono, ma il capitale privato disponibile per accompagnare le aziende nella fase di crescita resta ancora ridotto.
Il Governo indica 7,8 miliardi di risorse per l’ecosistema aerospaziale al 2028, mentre gli Stati Generali promossi con l’Intergruppo parlamentare guidato dal deputato Andrea Mascaretti attraversano sedici regioni. Lo Stato, insomma, ci crede davvero. Per il solo triennio 2026-2028 il Governo ha riservato all’ecosistema aerospaziale 7,8 miliardi di euro: 3,5 miliardi attraverso l’ESA, 2,3 all’Agenzia Spaziale Italiana e altri 2 miliardi tra PNRR e fondi nazionali.
E l’intensità dell’investimento pubblico italiano è già superiore alla media OCSE: lo 0,089% del PIL contro lo 0,065%. Il passaggio ancora fragile è attrarre il capitale privato.
È questa la partita: Capitan Futuro può nascere a Siracusa o a Brindisi, ma per crescere deve trovare abbastanza capitali... senza dover lasciare l’Italia.
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