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Abiti importati per 154 miliardi: metà arrivava da fuori Unione

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Se c’è un numero da ricordare, è 154 mld €.

154 mld €Import
52%Extra-UE

Nel 2019 i Paesi dell'Unione europea importarono abbigliamento per 154 miliardi di euro. Il 52%, circa 80 miliardi, proveniva da Paesi esterni all'Unione. Più della metà dei vestiti comprati in Europa, in valore, attraversa una frontiera esterna prima di arrivare nei negozi.

La cifra misura il valore doganale delle merci, non la loro quantità né le condizioni in cui sono state prodotte. Un capo costoso di un marchio di lusso e molte magliette economiche possono generare lo stesso importo, con effetti opposti su lavoro, ambiente e consumi. Il valore da solo non dice quanti capi siano entrati né quanto pesino.

Il resto delle importazioni, circa metà, avviene tra Paesi dell'Unione. Anche qui la geografia è ingannevole: un capo importato da un altro Stato membro può essere stato cucito altrove, con tessuti prodotti in un terzo Paese e fibre coltivate in un quarto. La filiera dell'abbigliamento è frammentata su molti continenti, e l'origine doganale registra solo l'ultimo passaggio.

Per capire la dipendenza tessile europea servirebbero quindi più misure insieme: valore, peso, origine delle fibre e fasi della produzione. Solo così si può sapere dove si concentrino i rischi, per esempio in caso di interruzioni delle catene di fornitura, e dove si trovino i problemi di condizioni di lavoro.

Il riferimento sono le statistiche Eurostat sul commercio di abbigliamento. Il marchio sull'etichetta, da solo, non basta a ricostruire la vera geografia di un capo.

Fonti

  • Eurostat clothing trade
  • Eurostat trade

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