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Due milioni di imprese fanno cultura mentre noi vediamo il palco

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2,1 milioni: una cifra utile solo se sappiamo che cosa misura.

2,1 milioniImprese
6,4%Quota
€202 mld Valore

Quando pensiamo alla cultura vediamo un palco, un museo, un libro. Raramente vediamo le imprese che li rendono possibili. Nel 2023 l'Unione europea contava circa 2,1 milioni di imprese culturali, il 6,4% delle aziende dell'economia di mercato, con circa 202 miliardi di euro di valore aggiunto.

La maggior parte di queste imprese è molto piccola. Studi di architettura e design, case editrici indipendenti, agenzie di comunicazione, laboratori artigiani, produttori audiovisivi, gallerie, scuole di musica: un tessuto fatto spesso di poche persone, a volte di una sola. Il 6,4% delle aziende non corrisponde quindi a grandi gruppi, ma a una miriade di attività diffuse sul territorio.

Proprio questa frammentazione è una forza e un limite. Permette varietà, sperimentazione, radicamento locale; rende però le imprese culturali fragili davanti alle crisi, con poca capacità di investire e di accedere al credito. La pandemia lo ha mostrato: molte attività si sono fermate per mesi senza riserve sufficienti.

Il valore aggiunto, 202 miliardi, dice quanta ricchezza queste imprese producano nel loro insieme. Non dice come sia distribuita tra i grandi gruppi e le molte piccole realtà che lavorano con margini ridotti: per saperlo servirebbero dati per classe di dimensione.

I dati vengono dalle statistiche Eurostat sulle imprese culturali. Per le politiche pubbliche la domanda utile è come sostenere questa rete di piccole imprese senza trattarla come un'appendice del settore pubblico della cultura.

Fonti

  • Eurostat, cultural enterprises

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