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Due ori, una lezione: l'accessibilità viene prima dell'eroismo

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2: una cifra utile solo se sappiamo che cosa misura.

2Ori individuali
2016 e 2020Edizioni

Due ori paralimpici individuali nel fioretto, a Rio 2016 e a Tokyo 2020, hanno fatto di Bebe Vio una delle atlete più conosciute d'Italia. Il titolo di questa pagina propone però di spostare lo sguardo: prima dell'eroismo viene l'accessibilità.

Il racconto pubblico dello sport paralimpico tende a concentrarsi sulla forza di volontà del singolo, sulla capacità di superare ostacoli straordinari. È una narrazione emozionante, ma rischia di nascondere una domanda più concreta: quanti atleti con disabilità potrebbero arrivare allo stesso livello se trovassero le condizioni per iniziare?

Le condizioni sono materiali. Impianti senza barriere architettoniche, spogliatoi accessibili, trasporti adatti per raggiungere gli allenamenti. Attrezzature specifiche, come protesi sportive e carrozzine da gara, che hanno costi elevati e non sempre sono coperte. Allenatori formati per lavorare con atleti con disabilità diverse. Senza queste basi, il talento resta invisibile.

Per misurare l'accessibilità servono dati che oggi sono frammentari: quante strutture sportive sono effettivamente accessibili, quante società offrono attività paralimpiche, quanti tesserati con disabilità ci sono in ogni regione. Sono indicatori meno spettacolari di una medaglia, ma dicono molto di più sulle opportunità reali.

Il Comitato paralimpico internazionale certifica i risultati, cioè i due ori e le due edizioni. Per trasformare un caso eccezionale in una possibilità diffusa, la politica sportiva dovrebbe partire dalle palestre sotto casa, non dal podio.

Fonti

  • International Paralympic Committee

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