Vai al contenuto

Il calore verde è più che raddoppiato, ma resta minoranza

1 min di lettura

2004: 11,7%. Dietro il dato c’è una scelta politica.

11,7%2004
26,7%2023

Dall'11,7% del 2004 al 26,7% del 2023: la quota di fonti rinnovabili nel riscaldamento e raffrescamento europeo è più che raddoppiata. È un progresso vero, che però lascia la parte più grande del calore ancora legata ai combustibili fossili.

Quasi tre quarti dell'energia usata per scaldare case, uffici e industrie viene infatti ancora da fonti non rinnovabili, a partire dal gas. Il raddoppio in vent'anni significa che la strada è stata imboccata, non che sia stata percorsa. Continuando con lo stesso ritmo, servirebbero decenni per invertire le proporzioni.

Il calore rinnovabile è fatto di tecnologie molto diverse: biomasse come legna e pellet, pompe di calore che sfruttano l'aria o il terreno, solare termico, reti di teleriscaldamento alimentate da fonti pulite. Ognuna ha costi, vantaggi e limiti propri. La biomassa, per esempio, è rinnovabile ma può peggiorare la qualità dell'aria se bruciata in impianti poco efficienti.

Per questo la percentuale complessiva va letta insieme alla sua composizione. Una crescita trainata dalle pompe di calore in edifici ben isolati ha effetti diversi da una crescita trainata da stufe a legna in abitazioni disperse. Entrambe fanno salire la quota, ma solo la prima riduce anche i consumi.

I numeri sono quelli delle statistiche Eurostat sulle energie rinnovabili. Il dato del 2023 va affiancato a quello degli anni successivi per capire se il raddoppio stia accelerando o se il calore resti la parte più lenta della transizione.

Il confronto in un grafico
200411,7%202326,7%

Fonti

  • Eurostat, renewable energy

Altre analisi in Verde, ma misurabile

Tutta la rubrica →