La transizione che entra in casa dal termosifone
11,7%: una cifra utile solo se sappiamo che cosa misura.
La transizione energetica, per la maggior parte delle famiglie, non passa da una centrale eolica ma dal termosifone di casa. I numeri europei dicono che il cammino è iniziato: secondo Eurostat, la quota rinnovabile nel riscaldamento e raffrescamento era all'11,7% nel 2004 ed è salita al 26,7% nel 2023.
Dentro un'abitazione il cambiamento incontra ostacoli concreti. Molti edifici europei, e italiani in particolare, sono vecchi e poco isolati: una pompa di calore funziona al meglio in una casa che disperde poco, e in un edificio degli anni Sessanta può richiedere prima lavori su infissi e pareti. La tecnologia c'è; l'edificio spesso non è pronto.
Nei condomìni il problema diventa collettivo. Cambiare l'impianto centralizzato o isolare la facciata richiede decisioni condivise, maggioranze in assemblea e spese divise tra famiglie con possibilità economiche diverse. Una scelta tecnicamente semplice può fermarsi per anni in una riunione.
C'è poi la questione degli affitti. Chi possiede l'immobile paga l'investimento, chi ci vive in affitto beneficia della bolletta più bassa: senza meccanismi che dividano costi e vantaggi, il proprietario ha poco interesse a intervenire. È uno dei motivi per cui le case in affitto tendono a restare indietro.
Il dato di Eurostat sulle energie rinnovabili dice quanto calore pulito arriva nelle case europee. Per capire a chi arriva servirebbe scomporlo per tipo di edificio e di proprietà: è lì che la transizione entra in casa, oppure resta fuori dalla porta.
Fonti
- Eurostat, renewable energy
