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Nove secondi e ottanta: il tempo in cui cambiò l'atletica italiana

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Tempo: 9,80. Dietro il dato c’è una scelta politica.

9,80Tempo
100 metriGara

Nove secondi e ottanta centesimi: con questo tempo, nel 2021, Marcell Jacobs ha vinto la finale dei 100 metri alle Olimpiadi di Tokyo, stabilendo anche il primato europeo al momento della gara. Un italiano campione olimpico nella gara più veloce dell'atletica era qualcosa che nessuno, fino a pochi mesi prima, avrebbe previsto.

La sorpresa faceva parte della storia. Jacobs non era tra i favoriti della vigilia, e il suo miglioramento nella stagione olimpica fu rapidissimo. Per l'atletica italiana, abituata a successi nella marcia, nei salti o nel mezzofondo, il titolo nella velocità pura rappresentava una novità assoluta.

Un tempo di 9,80 è una misura oggettiva, certificata dai cronometri e dalle regole di World Athletics. È il tipo di dato che non ha bisogno di interpretazioni: il vento era regolare, il tempo è stato omologato, la vittoria è nell'albo d'oro. Tutto ciò che viene dopo, invece, appartiene a un'altra categoria di misure.

La popolarità di Jacobs, l'effetto sul movimento dell'atletica, l'aumento di interesse tra i giovani sono effetti possibili ma diversi dal risultato. Si misurano con iscrizioni alle società, partecipazione alle gare giovanili, ascolti televisivi delle manifestazioni. Sono dati più incerti e più lenti di un cronometro.

Il risultato è documentato da World Athletics. Per capire se quei 9,80 secondi abbiano cambiato davvero l'atletica italiana servirà osservare gli anni successivi: quanti giovani velocisti arrivano ai vertici, e quante società trovano nuovi iscritti.

Fonti

  • World Athletics

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