Reggio Calabria e l’arte del sondaggio farlocco
Un punto avanti. Tanto evidentemente bastava per costruire una storia capace di incidere sull’umore di elettori e sostenitori: Roscioli in difficoltà, Benedetto vicino al colpo, Vannacci decisivo. Poi sono arrivate le urne. E hanno raccontato un’altra storia.

Claudio Borghi A. su X
Il 6 settembre Repubblica scrisse di un sondaggio «riservatissimo» arrivato a Forza Italia che dava Frank Benedetto davanti di un punto. Il Corriere della Calabria lo avrebbe poi ricordato come un «sondaggio riservato di FdI, citato da Repubblica». Quindi paternità incerta, autore non indicato, campione e metodo non pubblicata. Il 26 settembre Iacchité aggiunse un’altra rilevazione: Benedetto 39%, Roscioli 38%, Giannetta 22%, Toscano 0,7%. Anche qui nessun istituto identificato e nessuna scheda tecnica pubblica. Più che materiale per valutare una ricerca, una discreta supercazzola con le percentuali.
Premessa: è normale che un sondaggio possa discostarsi dalle urne. Può anche sbagliare molto. Oppure può essere perfetto ma essere lontano dall'umore degli eletti nel giorno del voto. Succede. Il problema nasce quando del sondaggio diventa solo una contro-narrazione. Prendete appunti: i sondaggi non servono a questo.
Curiosamente, già il 25 agosto Franco Gemoli su LaC News24 aveva fatto un’operazione molto più semplice e trasparente. Nessun sondaggio: una simulazione politica, dichiarata come tale, costruita incrociando risultati precedenti, peso dei candidati, possibile affluenza e organizzazioni territoriali. Scenario centrale: Roscioli 55%, Benedetto 33%, Giannetta 12%, con quest’ultimo dentro una fascia tra l’8 e il 16%.
Le urne hanno dato Roscioli 51,02%, Benedetto 36,59%, Giannetta 10,94% e Toscano 1,44%. Roscioli ha raccolto 38.359 voti, Benedetto 27.511, Giannetta 8.226. Rispetto alla simulazione LaC, lo scarto dello scenario centrale è stato di 3,98 punti per Roscioli, 3,59 per Benedetto e appena 1,06 per Giannetta.
Poco più di un mese prima del voto, una semplice simulazione aveva dunque letto con buona approssimazione i rapporti di forza. Il sondaggio anonimo che metteva Benedetto avanti di un punto aveva invece sbagliato persino il verso del distacco: le urne hanno consegnato a Roscioli 14,43 punti di vantaggio.
Claudio Borghi, a risultato acquisito, ha rilanciato su X proprio il confronto tra il titolo sul “sorpasso” e i dati di Eligendo, accompagnandolo con una domanda semplice: «A cosa servono i sondaggi?».
Una domanda legittima. La risposta, però, è più interessante del singolo caso.
Però bisogna stare attenti: ci sono i sondaggi e ci sono dei numeri messì vicino ai nomi delle persone. Ma, in ogni caso, il sondaggio non è il cruscotto della macchina, utile a far vedere a quanto si corre. È più un Google Maps della politica. Aiuta a capire dove sei, quale percorso stai prendendo, dove perdi terreno e dove devi correggere la rotta. Se lo usi per farti i selfie con la faccia fuori dal finestrino e mostrare quanto corri, hai capito poco dello strumento. E rischi di svegliarti a urne chiuse in un vicolo cieco.
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