Sindaci sui social: account personale e account del Comune non sono la stessa cosa
Canali: personale / politico / istituzionale. Dietro il dato c’è una scelta politica.
L'AGCOM applica la disciplina sulla comunicazione istituzionale anche ai social network e alle piattaforme video. Per un sindaco la conseguenza è concreta: condividere dal proprio profilo personale i contenuti dell'ente può diventare rilevante durante una campagna elettorale, quando le regole sulla parità di accesso impongono limiti precisi.
Il problema nasce da una sovrapposizione diffusa. Molti sindaci usano un unico profilo per tutto: annunci del Comune, iniziative del proprio partito, momenti personali. Chi segue quel profilo riceve messaggi di natura diversa senza poterli distinguere. E quando si avvicina il voto, la comunicazione istituzionale, pagata con risorse pubbliche, rischia di trasformarsi in propaganda personale.
La gestione corretta separa i canali: uno personale, uno politico, uno istituzionale. Per quest'ultimo vanno chiariti titolarità, budget, archivio dei contenuti, regole di moderazione e accessi. Chi gestisce l'account del Comune dovrebbe poter rendere conto di ciò che pubblica, come avviene per qualsiasi altro atto dell'amministrazione.
Anche la misura del lavoro cambia. Un account istituzionale serve ai cittadini, e dovrebbe essere valutato come un servizio: contenuti pubblicati, copertura, richieste ricevute, tempo mediano di risposta, cancellazioni motivate, rettifiche. Un follower del sindaco non è un utente del servizio pubblico, e un post istituzionale non è propaganda personale.
I riferimenti sono le regole AGCOM sulla par condicio e la relazione annuale 2026 dell'Autorità. Il criterio non è smettere di comunicare, ma rendere attribuibile ogni messaggio a chi lo firma e allo scopo per cui viene pubblicato.
Fonti
- AGCOM par condicio
- AGCOM relazione 2026