Social politici: internet informa il 55,8%, ma i follower non sono voti
55,8%. È il numero da cui parte questa storia.
Nel primo semestre 2025 internet è stata la prima porta d'accesso all'informazione per il 55,8% degli italiani, contro il 43,2% della televisione. Solo il 6,1% aveva un abbonamento a un quotidiano online. Per chi fa politica, il messaggio sembra chiaro: bisogna essere sui social.
Il passo successivo, però, è quello che si sbaglia più spesso. Gestire un profilo politico significa scegliere cosa misurare, e le metriche più visibili sono anche le meno utili. Impression, numero di follower e sentiment rilevato automaticamente dicono quanto rumore si produce, non quanto consenso si costruisce. Un follower non è un elettore, e una reazione indignata conta quanto una di approvazione.
Le metriche più significative sono altre: la copertura unica, cioè quante persone diverse vedono un contenuto; il completamento dei video; i click verso fonti e approfondimenti; il tempo di risposta ai cittadini; i salvataggi; le rettifiche pubblicate quando si sbaglia; le azioni concrete che seguono, come l'iscrizione a un evento.
Una dashboard mensile dovrebbe separare tre funzioni: informare, mobilitare e offrire un servizio. Ogni metrica ha senso solo se ha un denominatore e una decisione associata. Senza questa coppia, il report sui social diventa decorazione: numeri che crescono senza dire cosa fare.
I riferimenti sono l'indagine AGCOM sull'informazione 2026 e l'Osservatorio dell'Autorità. Il 6,1% di abbonati ai quotidiani online è forse il dato più politico: dice quanto poco si paghi per informarsi, e quanto l'informazione dipenda dalle piattaforme.
Fonti
- AGCOM informazione 2026
- AGCOM Osservatorio