Tre Paesi sono già nel 2025, gli altri inseguono con i rifiuti
Se c’è un numero da ricordare, è 43,3%.
L'obiettivo europeo per il 2025 è preparare per il riutilizzo e riciclare almeno il 55% dei rifiuti urbani. Nel 2023 tre Paesi lo avevano già raggiunto; la media dell'Unione era al 43,3%. Chi è avanti è, in pratica, già nel futuro fissato dalle regole; gli altri inseguono.
Le regole non si fermano al 2025. La normativa europea prevede traguardi crescenti, il 60% al 2030 e il 65% al 2035. Per i Paesi lontani dalla prima soglia, questo significa che il ritardo di oggi rischia di moltiplicarsi, perché ogni nuovo obiettivo parte da un livello più alto.
Cosa distingue chi ce l'ha fatta? L'esperienza di molti territori, anche italiani, indica alcune leve ricorrenti: raccolta differenziata porta a porta, tariffe che fanno pagare di più chi produce più rifiuto indifferenziato, sistemi di cauzione per imballaggi, impianti di selezione e riciclo vicini ai luoghi di raccolta. Nessuna, da sola, basta; insieme cambiano le abitudini e le convenienze.
Il confronto tra Paesi va fatto con cautela anche per un'altra ragione: la quantità di rifiuti prodotta per abitante varia molto. Un Paese che produce meno rifiuti può avere una percentuale di riciclo più bassa e un impatto complessivo minore di uno che ricicla molto ma produce tantissimo.
Il quadro è quello delle statistiche europee sui rifiuti urbani, curate da Eurostat. Il dato da seguire è quanti Paesi supereranno il 55% nel 2025: se resteranno pochi, la corsa verso il 2030 partirà già in salita.
Fonti
- Eurostat, municipal waste
