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Tre virgola sette letti e milioni di notti da organizzare

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3,7 per mille. È il numero da cui parte questa storia.

3,7 per millePosti letto
DM 70/2015Norma

Il decreto ministeriale n. 70 del 2015 ha fissato per l'Italia un limite massimo di 3,7 posti letto ospedalieri ogni mille abitanti. È uno dei numeri che più hanno orientato l'organizzazione della sanità negli ultimi dieci anni, e anche uno dei più discussi.

Lo scopo del limite era razionalizzare la rete ospedaliera: concentrare i ricoveri in strutture più grandi e attrezzate, chiudere reparti piccoli con pochi casi e spostare parte dell'assistenza fuori dall'ospedale. L'idea di fondo è che un letto in più non significhi automaticamente cure migliori, se mancano personale, tecnologie e volumi di attività sufficienti a garantire qualità.

Il limite, però, riguarda solo una parte del sistema. Presuppone che i posti letto ridotti in ospedale vengano compensati da servizi territoriali: assistenza domiciliare, strutture intermedie, ambulatori capaci di seguire i pazienti cronici. Dove questa compensazione è arrivata, la riorganizzazione ha funzionato; dove è mancata, i pazienti si sono ritrovati con meno ospedale e poco territorio.

La pandemia ha reso il tema evidente. In poche settimane i posti letto, soprattutto quelli di terapia intensiva, sono diventati il principale indicatore della capacità di reggere l'emergenza. Una soglia pensata per l'efficienza ordinaria si è confrontata con una domanda straordinaria.

Il riferimento è l'audizione dell'ISTAT del 2026 sui livelli essenziali di assistenza. Per valutare davvero il limite servirebbe metterlo accanto ai dati sui servizi territoriali: il numero di letti dice quanto ospedale c'è, non quanta cura arriva ai cittadini.

Fonti

  • ISTAT, audizione LEA 2026

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