Berlinguer e il 34,37% che bussò alla porta del governo
Prima la cifra: 34,37%. Poi la domanda che conta.
Alle politiche del 1976 il Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer arrivò al 34,37%, il massimo risultato nazionale della sua storia repubblicana. Un elettore su tre votò comunista, in un Paese membro della NATO nel pieno della guerra fredda.
Il risultato portò il PCI a un passo dal governo senza farlo entrare. La Democrazia Cristiana rimase il primo partito, e nessuna maggioranza stabile era possibile senza un accordo tra i due. Berlinguer aveva proposto il compromesso storico: una collaborazione tra le grandi forze popolari per affrontare la crisi economica e la violenza politica.
Negli anni successivi il PCI sostenne dall'esterno i governi di solidarietà nazionale, prima con l'astensione e poi con il voto favorevole, senza ottenere ministri. Fu la massima vicinanza al potere nazionale nella storia del partito, e anche il momento in cui emerse il limite della sua strategia: i voti bastavano per condizionare, non per governare.
Il 34,37% racconta quindi due cose insieme. Da un lato la forza di un partito capace di raccogliere consensi ben oltre la classe operaia; dall'altro un sistema politico in cui quella forza non poteva tradursi in alternanza. La memoria spesso ricorda il primo aspetto e dimentica il secondo.
La fonte è l'archivio elezioni del Ministero dell'Interno. Il confronto con le elezioni successive, in cui il PCI non tornò più a quel livello, aiuta a capire perché il 1976 sia rimasto un punto più alto che un punto di partenza.
Fonti
- Ministero dell'Interno, archivio elezioni