Ottocentotrentadue voti dopo quindici tentativi
16°: una cifra utile solo se sappiamo che cosa misura.
Quindici votazioni senza esito, poi, al 16° scrutinio, 832 voti. L'8 luglio 1978 Sandro Pertini diventò Presidente della Repubblica al termine di uno scrutinio lungo, che solo alla fine si trasformò in un consenso larghissimo.
Le votazioni a vuoto non sono tempo perso: sono il modo in cui i partiti misurano le proprie forze e trattano. Nei primi scrutini molti grandi elettori votano scheda bianca o candidati di bandiera, in attesa di un accordo. Il voto segreto permette inoltre ai cosiddetti franchi tiratori di affossare candidature ufficiali senza esporsi. Ogni tentativo fallito elimina un'ipotesi e avvicina la soluzione.
Il caso del 1978 non fu nemmeno il più lungo. Giovanni Leone, nel 1971, era stato eletto soltanto al ventitreesimo scrutinio, con una maggioranza molto più stretta. Il confronto tra le due elezioni dice qualcosa di importante: la lunghezza dell'elezione misura la difficoltà dell'accordo, non la forza del presidente che ne esce. Pertini arrivò dopo quindici tentativi, ma con un consenso che Leone non aveva avuto.
Gli 832 voti segnarono il record della storia repubblicana e raccontano un'intesa che, una volta trovata, andò ben oltre i confini del suo partito. Il nome di un socialista con una lunga storia di opposizione al fascismo diventò accettabile per quasi tutti in un momento in cui il Paese aveva bisogno di una figura unificante.
La cronologia degli scrutini è pubblicata dalla Presidenza della Repubblica. Guardarla da vicino è il modo migliore per capire che un'elezione presidenziale si gioca tanto nelle votazioni fallite quanto in quella che va a buon fine.
Fonti
- Presidenza della Repubblica