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Settecentocinquantadue voti al primo colpo: l'eccezione del Quirinale

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Prima la cifra: 1°. Poi la domanda che conta.

1°Scrutinio
752Voti

Nelle prime tre votazioni per l'elezione del Presidente della Repubblica serve la maggioranza dei due terzi dell'assemblea; dalla quarta basta la maggioranza assoluta. È una regola pensata per favorire un presidente condiviso, ma che rende molto difficile un'elezione rapida. Francesco Cossiga, nel 1985, la superò al primo tentativo, con 752 voti.

Le elezioni al primo scrutinio sono un'eccezione nella storia repubblicana. La maggior parte dei presidenti ha avuto bisogno di più votazioni, a volte di molte, perché i due terzi richiedono un accordo che coinvolga quasi tutte le forze politiche maggiori. Nel caso di Cossiga quell'accordo esisteva già prima che le urne venissero aperte.

La soglia dei due terzi ha una funzione precisa. Nelle prime votazioni impedisce che una maggioranza di governo elegga da sola il presidente, obbligandola a cercare consensi nell'opposizione. Solo quando il tentativo di un'intesa larga fallisce, dalla quarta votazione, una maggioranza più ristretta può decidere.

Per questo il numero dello scrutinio in cui un presidente viene eletto è un dato politico, non solo procedurale. Un'elezione al primo voto indica che le forze principali hanno condiviso il nome; un'elezione alla quarta o dopo indica che almeno una parte ha scelto di non partecipare all'accordo.

Il sito della Presidenza della Repubblica riporta scrutini e voti di ogni elezione. Il 1985 resta il caso di un Quirinale conquistato senza lotta in aula: tutto si era deciso prima.

Fonti

  • Presidenza della Repubblica

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