Calore rinnovabile: dal 11,7% al 26,7% in vent'anni
11,7%: una cifra utile solo se sappiamo che cosa misura.
Nel 2024 le fonti rinnovabili hanno coperto il 26,7% dell'energia usata in Europa per scaldare e raffrescare, il valore più alto della serie. Vent'anni prima, nel 2004, erano all'11,7%.
Il riscaldamento è la parte meno visibile della transizione energetica. Si parla molto di elettricità, di pannelli solari e pale eoliche, meno di caldaie, reti di teleriscaldamento e pompe di calore. Eppure scaldare case, uffici e processi industriali assorbe una quota enorme dell'energia consumata.
Il progresso del ventennio è di quindici punti, ma il ritmo recente preoccupa. Nell'ultimo anno la quota è cresciuta di mezzo punto, meno della media annua del periodo. Se la velocità non aumenta, gli obiettivi europei per il calore rinnovabile si allontanano, anche se la direzione resta quella giusta.
Accelerare non è solo una questione tecnica. Sostituire una caldaia a gas con una pompa di calore richiede investimenti, spesso lavori sull'isolamento dell'edificio, e ha costi che le famiglie con redditi bassi faticano a sostenere. Una transizione che scarica questi costi su chi ha meno rischia di rallentare proprio dove servirebbe di più.
Le fonti sono le statistiche Eurostat sul riscaldamento e raffrescamento e sull'energia. La buona notizia del 2024 va seguita con attenzione: il prossimo dato dirà se il rallentamento è stato una pausa o l'inizio di una fase più lenta.
Fonti
- Eurostat heating cooling
- Eurostat energy