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Dal 9,2 al 2,6%: la discesa che non cancella il conto

1 min di lettura

Prima la cifra: 0,7%. Poi la domanda che conta.

0,7%2020
9,2%2022
2,6%2024

Dallo 0,7% del 2020 al picco del 9,2% nel 2022, poi il 6,4% nel 2023 e il 2,6% nel 2024: la curva dell'inflazione europea è salita e scesa nel giro di quattro anni. La discesa è reale, ma il conto di quegli anni resta aperto.

A pagarlo non sono stati tutti allo stesso modo. Chi ha redditi che si adeguano lentamente ai prezzi, come molti dipendenti con contratti rinnovati in ritardo o chi vive di entrate fisse, ha perso potere d'acquisto per tutto il periodo in cui i prezzi correvano. Il recupero, quando arriva, compensa solo in parte le perdite accumulate.

Anche la cura ha avuto un costo. Per riportare l'inflazione verso l'obiettivo, la politica monetaria ha alzato i tassi d'interesse. Chi aveva un mutuo a tasso variabile o doveva chiedere un prestito ha visto crescere le rate proprio mentre la spesa quotidiana aumentava. Il rallentamento dei prezzi è stato ottenuto anche rendendo il denaro più caro.

Il dato del 2024, al 2,6%, descrive un ritorno alla normalità del tasso, non del livello. I prezzi del 2024 poggiano su quelli, molto più alti, degli anni precedenti, e nessuno di quegli aumenti è stato cancellato.

La curva è ricostruita con i dati Eurostat sulle condizioni di vita. La domanda da farsi, guardando questa curva, è quali famiglie abbiano già recuperato e quali stiano ancora pagando la differenza.

Il confronto in un grafico
20200,7%20229,2%20242,6%

Fonti

  • Eurostat, living conditions

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