Il 65% ascolta online: la musica non abita più nello scaffale
Prima la cifra: 65%. Poi la domanda che conta.
Per molte case lo scaffale dei dischi è diventato un ricordo. Secondo Eurostat, nel 2024 il 65% di chi usa internet in Europa ascoltava o scaricava musica online: la collezione si è trasferita dentro un'app.
Il cambiamento non riguarda solo il supporto, ma il rapporto con la musica. Prima si possedevano pochi album, scelti e pagati uno per uno; oggi si ha accesso a cataloghi quasi infiniti in cambio di un abbonamento o di qualche pubblicità. L'abbondanza cambia il modo di ascoltare: si salta più facilmente da un brano all'altro, si scopre attraverso le playlist e i suggerimenti automatici.
Chi decide cosa ascoltiamo, in questo sistema? In parte noi, in parte gli algoritmi delle piattaforme, che propongono brani sulla base delle abitudini. È un filtro invisibile che il dato del 65% non misura, ma che conta per artisti ed etichette: essere inseriti in una playlist popolare può valere più di una recensione.
Il dato dice quante persone ascoltano online, non quanto spesso né cosa. Un ascolto distratto in sottofondo e un album ascoltato dall'inizio alla fine valgono allo stesso modo nella statistica. Anche i supporti fisici, pur ridotti, non sono scomparsi: una parte del pubblico continua a comprare vinili e cd, spesso come oggetto da collezione.
La fonte è la raccolta Eurostat sulle tecnologie digitali per la cultura. Per capire cosa abbiamo guadagnato e perso nel passaggio dallo scaffale allo streaming servirebbero dati sul tempo di ascolto e sulla varietà dei brani ascoltati.
Fonti
- Eurostat, ICT for culture