Vai al contenuto

L'IA arriva, ma quasi metà del Paese non ha le competenze di base

1 min di lettura

Prima la cifra: 54,3%. Poi la domanda che conta.

54,3%Italia
80%Obiettivo
25,7 p.p.Distanza

L'intelligenza artificiale entra negli uffici, nelle scuole e nei telefoni. Nel frattempo, in Italia, solo il 54,3% delle persone possiede competenze digitali almeno di base, secondo l'ISTAT. L'Europa chiede di arrivare all'80% entro il 2030: la distanza è di 25,7 punti.

Il divario pesa di più proprio con l'arrivo dell'IA. Gli strumenti generativi sembrano facili da usare, perché si scrive una domanda e si riceve una risposta. Ma usarli bene richiede competenze che molti non hanno: capire quando una risposta è sbagliata, verificare le fonti, proteggere i propri dati, riconoscere un contenuto costruito ad arte. Senza queste basi, la facilità d'uso diventa un rischio.

Anche il mercato del lavoro si sposta. Molte mansioni cambiano perché una parte delle attività può essere svolta o assistita dall'IA; chi sa usare questi strumenti ne trae vantaggio, chi non li conosce rischia di vedere il proprio lavoro diventare meno richiesto. Una tecnologia che potrebbe ridurre le distanze finisce così per aumentarle.

Formare quasi metà della popolazione non è un compito che la scuola possa risolvere da sola. Riguarda adulti già al lavoro, persone anziane, chi vive in aree con meno servizi. Servono percorsi pratici, vicini alle esigenze quotidiane, e misure che verifichino le competenze acquisite, non solo le ore di corso frequentate.

Il riferimento è l'indagine ISTAT su cittadini e ICT. Il 54,3% va letto insieme alla velocità con cui cresce: se l'aumento resta lento, l'IA arriverà prima delle competenze necessarie per usarla bene.

Fonti

  • ISTAT, cittadini e ICT

Altre analisi in Innovazione e intelligenza artificiale

Tutta la rubrica →