L'inflazione è scesa, lo scontrino non torna indietro
0,7%. È il numero da cui parte questa storia.
L'inflazione annua dell'Unione è passata dallo 0,7% del 2020 al 9,2% del 2022, poi al 6,4% nel 2023 e al 2,6% nel 2024. La curva è tornata vicina alla normalità, ma chi va al supermercato non ha la stessa impressione.
Il motivo è aritmetico. Un'inflazione che scende significa che i prezzi crescono più lentamente, non che tornano indietro. Dopo il picco del 2022, gli aumenti degli anni successivi si sono sommati a quelli precedenti: il carrello del 2024 costa quanto quello del 2023 più un altro 2,6%.
Il livello dei prezzi, quindi, resta alto anche quando il tasso annuo si normalizza. Per le famiglie conta il rapporto tra quel livello e il reddito disponibile: se i salari non hanno recuperato la perdita del biennio 2022-2023, la sensazione di impoverimento è giustificata anche con un'inflazione al 2,6%.
La media europea nasconde inoltre composizioni diverse. Chi spende gran parte del reddito in cibo, energia e affitto ha subito un'inflazione personale più alta di chi può rinviare acquisti non essenziali. Lo stesso dato ufficiale produce esperienze molto distanti a seconda del carrello.
La fonte è Eurostat, con le statistiche sulle condizioni di vita. Il confronto utile, per chiudere questa storia, è tra l'indice dei prezzi e quello delle retribuzioni reali dal 2020 a oggi: solo quando il secondo raggiunge il primo lo scontrino smette di sembrare più caro.
Fonti
- Eurostat, living conditions