Quasi parità sul palco del lavoro, tredici punti e mezzo in busta paga
Prima la cifra: 50,4%. Poi la domanda che conta.
Sul palco la parità sembra quasi raggiunta. Nel 2024 il lavoro culturale europeo era composto per il 50,4% da uomini e per il 49,6% da donne: meno di un punto di distanza, un equilibrio che pochi altri settori possono vantare.
La busta paga racconta un'altra storia. Nel 2022 il divario retributivo orario nello stesso ambito era del 13,5%. Per ogni ora lavorata, in media, una donna riceveva quindi sensibilmente meno di un collega uomo, pur essendo presente quasi nella stessa misura.
Le due cifre non si contraddicono: misurano cose diverse. La prima conta le persone occupate, la seconda il valore attribuito al loro tempo. Un settore può aprire le porte e continuare a pagare in modo diseguale ruoli, contratti e carriere. Anche gli anni non coincidono, 2024 da una parte e 2022 dall'altra, e questo invita a non fonderle in un'unica sentenza.
Nella musica il fenomeno è particolarmente visibile. Chi sale sul palco, chi firma i contratti, chi dirige e chi lavora dietro le quinte occupa posizioni con redditi molto lontani tra loro. La presenza femminile può crescere nei ruoli meno pagati e restare minoritaria in quelli di comando, lasciando intatta la media dei compensi.
I dati sono di Eurostat, nella raccolta dedicata all'uguaglianza di genere nella cultura. La domanda che aprono è concreta: in quali mestieri culturali si concentra quel 13,5%, e quanto dipende da orari, contratti a termine e lavoro autonomo? Finché non si scompone il divario, la quasi parità resta una fotografia di superficie.
Fonti
- Eurostat, gender equality in culture