Steve Jobs: una presentazione può vincere anche quando il prodotto è incompleto
Prima la cifra: 2015. Poi la domanda che conta.
Nei film dedicati a Steve Jobs, e in particolare in quello diretto da Danny Boyle nel 2015, il lancio di un prodotto diventa teatro. Ritmo, gerarchia delle informazioni e promessa guidano il pubblico prima che ogni caratteristica tecnica sia stata verificata. La scena spiega perché l'adozione di una tecnologia dipenda anche dal racconto che la accompagna.
Il film di Boyle è costruito proprio attorno ai minuti che precedono tre presentazioni. Il prodotto è quasi un pretesto: ciò che conta è come verrà annunciato, cosa verrà mostrato e cosa verrà taciuto. In una delle scene il problema tecnico di una dimostrazione diventa una questione di vita o di morte per l'evento.
Il limite di questo sguardo è scambiare persuasione e qualità. Vendite, difetti, resi e soddisfazione dei clienti sono indicatori diversi dall'applauso in sala. Una presentazione efficace riduce la complessità e rende desiderabile un oggetto; può anche nascondere ciò che non funziona ancora.
Per la politica il parallelo è diretto. Un grande annuncio ordina le priorità e crea aspettative, ma il risultato si misura dopo, quando le luci si spengono. Ogni promessa pubblica dovrebbe essere accompagnata da un punto di partenza, una scadenza e un indicatore verificabile: senza questi tre elementi resta un keynote.
Il film è una produzione Universal; i rapporti agli investitori di Apple sono il suo contrappeso naturale. Il primo racconta come si costruisce una promessa; i secondi, anno dopo anno, dicono quali promesse sono state mantenute.
Fonti
- Universal, Steve Jobs
- Apple investor reports