Will Hunting: riconoscere un genio non risolve la disuguaglianza delle opportunità
1997. È il numero da cui parte questa storia.
In Will Hunting, film del 1997, un giovane addetto alle pulizie del MIT risolve di nascosto un problema matematico lasciato su una lavagna per gli studenti. Nessuno sa chi sia stato. La scena rende visibile un'idea scomoda: il talento può esistere senza essere osservato.
Il film racconta un'eccezione. Will viene scoperto per caso, grazie a un professore che cerca l'autore della soluzione e poi a un terapeuta che lo aiuta a fidarsi. Le istituzioni, nella realtà, selezionano anche attraverso l'accesso, le credenziali e le reti di relazioni, non soltanto la capacità. Chi non entra nei loro circuiti difficilmente viene notato.
Il film non misura quante persone restino escluse. Lo fanno invece i dati dell'OCSE sull'equità nei sistemi educativi, che mostrano quanto i risultati scolastici siano legati all'origine sociale delle famiglie. Un'eccezione geniale non dimostra che il sistema sia aperto; può piuttosto evidenziarne le barriere.
La lezione politica è diffidare del mito della meritocrazia istantanea, in cui il talento prima o poi emerge da solo. Scoprire un talento richiede scuole che funzionino, orientamento e sostegno economico; convincerlo a partecipare richiede fiducia, perché chi viene da contesti difficili spesso non si sente autorizzato a provarci.
Le fonti per approfondire sono il film prodotto da Miramax e i rapporti PISA dell'OCSE sull'equità. Il primo pone la domanda in modo memorabile; i secondi dicono quanto spesso, nella realtà, la risposta sia un talento che nessuno ha mai visto.
Fonti
- Miramax, Good Will Hunting
- OECD PISA equity