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Lula e Bolsonero contrapposti. Al centro una urna elettorale con una tessera elettorale. Quindi la folla con le bandiere

pic: ekomedia | ai

BRASILE, FLÁVIO BOLSONARO DAVANTI A LULA. IL FIGLIO SUPERA JAIR, ZEMA CROLLA

3 min di lettura

Flávio Bolsonaro chiude davanti a Lula, supera il risultato del padre e porta il Brasile al ballottaggio. Zema crolla allo 0,27%

47.03%Flávio Bolsonaro al primo turno.
45.16%Lula al primo turno.
1.87 ppdistanza tra i due.
56.1 Kvoti per Bolsonaro.
53.9 kvoti per Lula.
+5 ppBolsonaro rispetto all’ultima rilevazione Datafolha
21.08%astensione.
25/10data del ballottaggio

di Redazione DEMOX

Flávio Bolsonaro chiude davanti a Lula il primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile: 47,03% contro 45,16%. I brasiliani torneranno alle urne il 25 ottobre. Appena 1,87 punti separano il candidato del Partido Liberal dal presidente uscente: 56.104.503 voti contro 53.879.538, una distanza di 2.224.965 voti. Dentro questi numeri si nascondono però due storie opposte: l’ascesa del figlio di Jair Bolsonaro, che supera il risultato ottenuto dal padre nel 2022, e il crollo di Romeu Zema.

Partiamo dal tonfo. Nel 2022 Zema era stato rieletto governatore del Minas Gerais al primo turno con 6.094.136 voti e il 56,18%. Quattro anni dopo, candidato alla presidenza con il Partido Novo, raccoglie appena 326.488 voti, lo 0,27%. Nel suo stesso Minas Gerais si ferma allo 0,82%, con 98.407 voti. È il contrasto più netto di queste elezioni. Una leadership regionale fortissima non è riuscita a trasformarsi in consenso nazionale. E proprio in Minas, dove Zema avrebbe dovuto mostrare la propria forza, Flávio Bolsonaro arriva al 48,24%, mentre Lula si ferma al 43,33%. Il dato non dimostra un trasferimento automatico dei voti da Zema a Bolsonaro, ma mostra chiaramente dove si è concentrato il consenso che l’ex governatore non è riuscito a trattenere.

Poi c’è il confronto inevitabile: padre e figlio. Nel 2022 Jair Bolsonaro aveva chiuso il primo turno al 43,20%, con 51,1 milioni di voti. Nel 2026 Flávio arriva al 47,03%, cioè 3,83 punti in più. Dall’altra parte Lula passa dal 48,43% del 2022 al 45,16%, perdendo 3,27 punti. Quattro anni fa Lula entrava nel ballottaggio con oltre 6,1 milioni di voti di vantaggio; questa volta è Flávio Bolsonaro a partire davanti.

Il risultato finale è fotografico: 56,1 milioni di voti per Flávio Bolsonaro, 53,9 milioni per Lula. E i sondaggi? Gli istituti avevano descritto una corsa apertissima, ma diverse rilevazioni sottostimavano la forza finale di Flávio Bolsonaro. Alla vigilia del voto Datafolha, uno dei principali istituti demoscopici brasiliani, indicava Lula al 45% dei voti validi e Flávio al 42%. La stima su Lula si è rivelata quasi perfetta. Quella su Bolsonaro no: il risultato finale è stato circa 5 punti più alto della stima centrale. L’ultima rilevazione Datafolha era stata realizzata su 4.006 elettori, con un margine di errore di due punti percentuali.

Anche gli altri istituti fotografavano una gara molto ravvicinata. Quaest indicava Lula al 46% e Flávio al 45% dei voti validi; CNT/MDA dava Lula al 47,8% e Bolsonaro al 42,1%; Palver era tra le poche rilevazioni a collocare Flávio numericamente davanti, con il 47% contro il 43%. Il punto, quindi, non è che i sondaggi abbiano sbagliato tutti: il quadro complessivo mostrava una competizione aperta. Il voto finale ha però premiato Flávio Bolsonaro più di quanto indicassero diverse rilevazioni pubblicate negli ultimi giorni.

La geografia elettorale rende ancora più chiaro il cambiamento. Flávio Bolsonaro prevale nel Sud, nel Sud-Est, nel Centro-Ovest e nel Nord, mentre Lula mantiene nel Nord-Est il proprio principale bacino elettorale. Bolsonaro chiude davanti in 14 Stati più il Distretto Federale, Lula in 12 Stati. Minas Gerais è uno dei casi più significativi: 48,2% per Flávio contro 43,3% per Lula.

Dietro ai due grandi protagonisti emergono poi due casi interessanti. Augusto Cury, scrittore best seller e outsider politico candidato con Avante, arriva terzo con 3.448.569 voti, pari al 2,89%. Subito dietro c’è Renan Santos, fondatore del nuovo partito Missão, che alla sua prima candidatura presidenziale ottiene 2.675.887 voti, il 2,24%. Due percorsi diversi, ma entrambi mostrano che uno spazio fuori dal duello Lula-Bolsonaro continua a esistere, anche se oggi resta numericamente limitato.

Restano infine i voti che possono diventare decisivi al secondo turno. I candidati esclusi raccolgono complessivamente 9.316.747 voti, pari al 7,81% dei validi. I voti validi sono stati 119.300.788; i bianchi 2.300.798, i nulli 3.674.249. Gli elettori aventi diritto erano 158.745.502 e gli astenuti 33.469.244, pari al 21,08%.

Alla vigilia del primo turno, Datafolha stimava già un eventuale ballottaggio quasi perfettamente equilibrato: Lula 47%, Flávio Bolsonaro 46%. Dopo quanto accaduto al primo turno, il 25 ottobre sarà quindi un doppio test: per i due candidati e per gli istituti demoscopici che proveranno a misurare un Brasile che ha già dimostrato di potersi muovere molto nelle ultime ore.

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