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LO STRANO CASO DEL CANDIDATO ZEMA: COME SI PASSA DAL 56% ALLO 0,27%
Nel 2022 Romeu Zema è rieletto governatore con il 56,18%. Quattro anni dopo, alla presidenza del Brasile, si ferma allo 0,27%.
Nome: Romeu Zema Neto
Partito: Novo
Area: destra liberale
Base politica: Minas Gerais
Punto di forza: consenso regionale e profilo economico-manageriale
Problema: non è riuscito a costruire un elettorato nazionale autonomo
di Redazione DEMOX
All’inizio sembra un candidato vero. Romeu Zema, governatore del Minas Gerais, nel marzo 2024 è al 14,1% in uno scenario nazionale di primo turno. A maggio sale al 14,9%. Numeri importanti, soprattutto perché viene testato come uno dei principali nomi alternativi a Lula. Il caso Zema rappresenta un esempio concreto della differenza tra essere una possibile alternativa ed essere la prima scelta.
Il consenso di Zema è uno strano caso di consenso relativo. Cresce quando il confronto diventa binario. Si riduce quando l’elettore di destra può scegliere tra più candidati. È la differenza tra essere una possibile alternativa ed essere la prima scelta.
Poi il quadro cambia. Arrivano altri candidati della destra e si mette in moto il campo bolsonarista. Zema perde spazio. Nel luglio 2026 Datafolha lo misura al 3% al primo turno. A fine settembre è ormai attorno all’1%. Il 4 ottobre arriva il dato definitivo: 0,27%, appena 326 mila voti. Nel suo Minas Gerais si ferma allo 0,82%.
Ma c’è un dettaglio curioso. Nei ballottaggi ipotetici contro Lula, Zema continua a valere molto di più. A maggio Datafolha lo misura al 40% contro il 46% di Lula; pochi giorni dopo al 39% contro 48%. A luglio è ancora al 40% contro 48%, ad agosto al 38% contro 48%.
È qui che il caso si chiarisce. Nel primo turno Zema deve convincere un elettore a scegliere lui invece di Flávio Bolsonaro e degli altri candidati. Nel ballottaggio la domanda diventa soltanto: Lula o Zema? Una parte molto più ampia del voto anti-Lula può così convergere su di lui. Il primo dato misura il suo consenso proprio. Il secondo misura quanto può raccogliere quando diventa l’unica alternativa disponibile nel confronto.
Alla fine la contraddizione è solo apparente: forte quando resta solo contro Lula, debole quando deve competere con gli altri della sua stessa area. Ed è così che un candidato che nei sondaggi aveva toccato il 15%, e nei ballottaggi sfiorava il 40%, finisce allo 0,27% delle urne.


