Due punti in più di formazione, ma il lavoro cambia più in fretta
Prima la cifra: 11,6%. Poi la domanda che conta.
Nel 2023 l'11,6% degli italiani tra 25 e 64 anni partecipava ad attività di formazione, due punti in più rispetto al 2022. È un progresso. Ma il titolo pone il problema di fondo: il lavoro, nel frattempo, cambia più in fretta.
Le trasformazioni degli ultimi anni hanno accelerato. La digitalizzazione ha cambiato strumenti e processi in quasi tutti i settori, la transizione energetica richiede competenze nuove in edilizia, industria e trasporti, l'intelligenza artificiale sta modificando il contenuto di molte professioni d'ufficio. Una competenza acquisita dieci anni fa può oggi valere molto meno.
In questo contesto, due punti in più di partecipazione alla formazione sono un segnale positivo ma insufficiente. La maggior parte degli adulti continua a non formarsi in modo regolare, e chi lo fa spesso segue corsi brevi che non bastano a cambiare profilo professionale.
Il nodo è anche organizzativo. La formazione degli adulti avviene in gran parte dentro le imprese, e dipende quindi da quanto le aziende investono nel proprio personale. Nelle piccole imprese, che in Italia sono la maggioranza, questo investimento è spesso limitato. Per chi lavora da solo, o con contratti brevi, trovare tempo e risorse per formarsi è ancora più difficile.
C'è poi la questione del riconoscimento: una competenza acquisita con un corso deve poter essere certificata e spesa sul mercato del lavoro. Il dato di partenza viene dalla sezione istruzione di Noi Italia, curata dall'ISTAT; la domanda è se la crescita continuerà al ritmo necessario per tenere il passo.
Fonti
- ISTAT, Noi Italia istruzione