Il reddito familiare sale, quello del lavoratore scende
Prima la cifra: -7,2%. Poi la domanda che conta.
Due statistiche dello stesso rapporto ISTAT puntano in direzioni opposte. Dal 2004 al 2024 il reddito medio da lavoro è sceso del 7,2%, mentre il reddito familiare equivalente è salito del 6,3%, sostenuto da un maggior numero di percettori per famiglia.
Per capire come possano convivere bisogna guardare la definizione. Il reddito familiare equivalente somma tutte le entrate della famiglia e le divide secondo una scala che tiene conto di quante persone ci vivono, riconoscendo che due adulti sotto lo stesso tetto non spendono il doppio di uno solo. Se in casa entra un secondo stipendio, questo indicatore sale anche quando ogni singolo stipendio vale meno.
Le due misure rispondono quindi a domande diverse. Una dice quanto rende un'ora, un mese o un anno di lavoro; l'altra dice come vive una famiglia nel suo complesso. Guardare solo la seconda porta a pensare che le cose vadano bene; guardare solo la prima fa dimenticare che molte famiglie hanno trovato un modo per compensare.
La distanza tra i due dati ha conseguenze politiche. Le misure di sostegno pensate per le famiglie aiutano chi ha già più percettori a consolidare la propria posizione; le politiche salariali agiscono invece sul valore del lavoro di ciascuno. Scegliere tra le due significa scegliere quale dei due numeri si vuole cambiare.
Entrambe le cifre sono nel Rapporto annuale 2025 dell'ISTAT. Il confronto più utile, a questo punto, è tra famiglie con uno e con due redditi: è lì che la divergenza diventa disuguaglianza concreta.
Fonti
- ISTAT, Rapporto annuale 2025