La palestra perde sempre quando casa e cibo prendono metà del bilancio
Se c’è un numero da ricordare, è 1,2%.
Nel bilancio di una famiglia esiste una gerarchia non scritta. Prima vengono casa e cibo, che nel 2020 assorbivano insieme il 48,6% della spesa delle famiglie europee. Molto più in basso compaiono beni e servizi sportivi, con l'1,2%. Quando i soldi scarseggiano, è chiaro quale voce viene tagliata per prima.
Lo sport è una spesa facilmente rinviabile. L'abbonamento in palestra si disdice, il corso si rimanda, le scarpe nuove aspettano. Al contrario, l'affitto e la spesa alimentare non si possono sospendere. Ogni volta che le spese essenziali crescono, come è accaduto con l'inflazione degli anni successivi, lo spazio per lo sport si riduce di conseguenza.
Questo rende la pratica sportiva sensibile alle crisi economiche in modo quasi automatico. Non è una scelta di valori: molte famiglie considerano importante lo sport per i figli e per la propria salute. È una questione di margini. Se il 48,6% del bilancio è già impegnato prima di cominciare, e altre spese obbligate si aggiungono, ciò che resta si divide tra molte priorità.
La conseguenza per le politiche pubbliche è diretta. Contare sulla sola spesa privata significa accettare che la pratica sportiva segua l'andamento dei redditi. Offrire impianti pubblici gratuiti o a basso costo, attività sportive a scuola e contributi per le famiglie con meno risorse significa renderla meno dipendente dal bilancio familiare.
I dati vengono dalle statistiche Eurostat sulla spesa per lo sport. Il rapporto tra 1,2% e 48,6% andrebbe seguito nel tempo, per capire quanto lo sport perda terreno negli anni in cui casa e cibo costano di più.
Fonti
- Eurostat, household sport expenditure
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Lo sport oltre il risultato72h 15’