Spesa pubblica per farmaci: +7,7%, ma il costo non racconta da solo la cura
Se c’è un numero da ricordare, è +7,7%.
Nel 2024 la spesa farmaceutica pubblica italiana è aumentata del 7,7%, mentre la spesa complessiva, pubblica e privata, è cresciuta del 2,8%. L'AIFA collega l'aumento della componente pubblica anche alle terapie innovative e ad alto costo rimborsate dal Servizio sanitario nazionale.
La differenza tra le due cifre indica che il sistema pubblico si è fatto carico di una quota crescente della spesa. Ma un aumento della spesa può significare cose molto diverse. Può riflettere prezzi più alti, più pazienti trattati o l'accesso a farmaci che prima non erano disponibili. Ognuna di queste spiegazioni porta a un giudizio diverso.
Se la crescita dipende da nuovi farmaci che curano malattie prima senza terapia, l'aumento è il prezzo di un progresso. Se dipende da prezzi negoziati male, è un problema di efficienza. Se dipende da più pazienti trattati, bisogna chiedersi se le cure siano appropriate. Senza scomporre queste componenti, il confronto politico resta sospeso tra allarme e celebrazione.
La verifica deve affiancare quattro dimensioni: euro spesi, volumi di farmaci, esiti clinici e differenze tra regioni. Spendere meno non è automaticamente efficienza, spendere di più non è automaticamente migliore assistenza. Una regione che spende poco perché i pazienti non accedono alle cure non sta risparmiando: sta rinviando i costi.
Le fonti sono il rapporto AIFA OsMed 2024 e i rapporti regionali dell'agenzia. Il +7,7% è il punto di partenza; la domanda utile è quanta parte di quell'aumento abbia prodotto salute in più.
Fonti
- AIFA OsMed 2024
- AIFA rapporti regionali